Intervista a Michela Nardin

Il mosaico tra tradizione e modernità, un mezzo artistico per esprimere qualcosa di personale.

Se stai cercando un piccolo originale mosaico per la tua casa, c’è un’artista a Venezia che devo assolutamente farti conoscere.  Lei è Michela Nardin, fondatrice di MNM Venezia, e la sua produzione spazia con disinvoltura in vari settori, dai complementi d’arredo alla decorazione di interni. Una collezione di pezzi unici, una selezione di mini mosaici quadrati per comporre una particolarissima parete. Ma anche oggetti più piccoli come semplici orecchini e sottobicchieri in vetro per vestire te e la tua casa di mosaico e colore.

La creatività di Michela Nardin non ha dunque alcun limite di forma.  Sperimentare è la sua parola d’ordine. Accostare stucchi e mosaici, sposare assieme materiali come vetro e legno, mescolare calce colorata e polveri di marmo, “giocare” con le tessere di vetro per creare collezioni moderne molto interessanti.

Michela è un’artista mosaicista originale e mai scontata, che reinterpreta questa antica tecnica con una sensibilità tutta sua.  E’ un’artigiana capace di tradurre ogni spunto ed incontro della vita in opere abilmente realizzate con le sue mani. Partendo dal vetro, materiale che da sempre la attrae, da un’immagine d’arte gelosamente custodita o dal ricordo di un luogo, a Michela non mancano le occasioni per esprimere la sua più intima creatività.

Scopriamo assieme qualcosa in più su di lei e la sua attività artistica attraverso questa breve intervista.

Fra le molteplici forme e tecniche artistiche perché hai scelto di dedicarti proprio al mosaico?

E’ stata in realtà una scelta fortuita, anche se sono convinta che la produzione artistica sia profondamente legata al luogo in cui viene prodotta. Penso che vi sia una sorta di “richiamo”, diciamo che sono stata sedotta da tecniche e materiali del luogo.

I primi mosaici li ho realizzati insieme ad un’artista trevigiana– Olimpia Biasi – che mi ha accolto nel suo studio quand’ero giovanissima. Grazie a lei ho sperimentato diverse tecniche artistiche (disegno, pittura, mosaico). Poi ho frequentato la scuola d’arte qui a Venezia, sezione stampa antica e grafica per approdare al restauro di pitture murali, affreschi e stucchi. Alla professione di restauratrice ho dedicato dieci anni di vita viaggiando lungo tutto il territorio italiano e scoprendone le bellezze e diversità. Un giorno mi è arrivata una proposta di collaborazione per eseguire riproduzioni a mosaico in pasta di vetro di opere di artisti famosi per le gallerie e le vetrerie di Venezia. Così ho iniziato, e come in tutte le nuove avventure ho voluto approfondire, esplorare e sperimentare. 

I tuoi lavori, così moderni e contemporanei, in cosa si distinguono dalla classica tecnica del mosaico tradizionale?

Quando ho iniziato a sperimentare con tecniche e materiali è stato necessario e proficuo un confronto con la scuola (mosaicisti del Friuli) per capire se avessi preso una giusta direzione. Ma il mio percorso artistico è stato del tutto influenzato dal mio vissuto personale. Mi spiaceva perdere o abbandonare tutte le esperienze pregresse e mi sono detta che forse potevo, in qualche modo, provare ad impiegarle in maniera nuova e differente, seguendo la mia sensibilità.  Le prime collezioni sono più uno studio compositivo, partendo dal materiale, la pregiatissima pasta vitrea realizzata qui a Venezia dalla storica fornace Orsoni – luogo incantevole! Quando poi ho sperimentato e introdotto i pastelloni (finitura a intonaco tradizionale veneziano) ho cercato di bilanciare la composizione in funzione degli spazi alternando i materiali, creando sfondi e rilievi, accostando lastre e tessere, sfruttando calce e polveri di marmo di diversi colori e proporzioni in una combinazione unica.

Nelle tue creazioni ci sono rimandi all’arte, a luoghi, a personaggi. Come scegli i soggetti delle tue collezioni?

Una confessione: la prima, primissima opera è tratta da una cartolina che rappresenta un disegno di Matisse (Nudo di schiena) acquistata da ragazza al bookshop di un museo. Quell’immagine mi ha sempre accompagnato, rimanendo infilata in un libro o appesa alla parete in ogni luogo che ho abitato. E’ stata la prima cosa che ho realizzato in tessere di vetro ed è stato un regalo, che è piaciuto. Poi è successa una cosa strana, l’invito a farne degli altri e, come se fosse un richiamo, ho cominciato a studiare i soggetti femminili rappresentati in arte da diversi artisti del passato, di diverse correnti e periodi artistici, paesi, stili. Così è nata la prima collezione: le Favorite. È stato un lavoro istintuale per poi scoprire che il tema del femminino poteva riunire e raccontare tutte quelle donne, a volte muse, in cui ci possiamo riconoscere.

Per proseguire con i Motivi, un progetto decisamente ambizioso che esprime la volontà di realizzare una mappatura dell’Italia dal punto di vista artistico, dei suoi particolari che la rendono unica, dedicando ad ogni città un trittico con pattern di mosaico di vetro. Ho iniziato con Venezia, città in cui vivo, Treviso che è il mio luogo natale con i suoi pattern di affreschi medioevali e immancabile Ravenna scegliendo dei particolari dei luoghi che maggiormente mi hanno colpita. Credo che siano i dettagli a raccontare meglio una storia, ogni scelta è accompagnata da un racconto che ci porta dentro la storia del luogo prescelto e del perchè mi abbia colpito. La scelta non è così casuale, occorre entrare un po’ in profondità per individuare i soggetti giusti. Ma se avrò vita lunga, posso sperare di poterne cogliere una buona parte…

Ora sono concentrata su Torino e volendo continuare la lista è ovviamente lunga… poiché qui in Italia abbiamo, in senso artistico, tutto! Quale sarà il prossimo? Non so…sto partendo per la Sicilia.

Pensando ai concetti di unicità e ripetibilità, ma soprattutto alla manualità del tuo lavoro, ti senti più un’artista o un’artigiana?

Entrambe: il lavoro artigianale è legato a tecniche e materiali dell’arte. Sono saperi preziosi che vanno preservati e tramandati. É incredibile come qualcosa che è solo nella mia mente possa diventare reale, usando le mie mani. E’ questo quello che mi piace del mio lavoro. L’arte è un linguaggio, i materiali e le tecniche sono fondamentali per esprimerlo. Gli intonaci e il vetro sono costituiti da semplici materiali di base (ossidi, sabbia, polveri, calce, fuoco) che vengono trasformati da mani sapienti e possono dare incredibili risultati. Nel mio piccolo, cerco di trasmettere un mio linguaggio personale di espressione artistica attraverso questi medium.

Raccontaci delle tue particolarissime sculture di legno di ulivo decorate con mosaici.

Anche qui, un incontro fortuito: i materiali a volte parlano! Ho trovato questa catasta di legno d’ulivo abbandonata e subito mi hanno ispirato. Quelle forme hanno dettato il percorso da seguire. L’intento è stato di dare nuova vita a quegli ex alberi. Ogni tronco viene pulito e rifinito con tessere colorate e cera microcristallina. Ho attuato pochissime modifiche necessarie alla stabilità, a volte nessuna, e così son diventati sculture, una lampada, uno sgabello…tutti pezzi unici, sia per forma che per risultato.

Dalla collaborazione con Casarialto sono nati dei favolosi complementi d’arredo, a quali nuovi progetti stai lavorando in questo momento?

La collaborazione con Casarialto è preziosa: quando un designer e un addetto ai lavori si incontrano, si scambiano competenze e l’ispirazione assume una caratteristica corale. Sicuramente mi ha portato a realizzare cose che non so se avrei realizzato in autonomia. Mi piace molto provare a dare vita all’immaginario, e la visione di Caterine Urban è raffinata, elegante, contemporanea con una sensibilità volta a valorizzare il savoir faire italiano e locale. Credo che il confronto sia sempre proficuo in termini di arricchimento personale e professionale. Inoltre i pezzi realizzati saranno presenti a Palazzo Litta a Milano in occasione del Salone del Mobile. Che emozione!

 

Recentemente ho collaborato anche con la Fornace Orsoni partecipando alla realizzazione di uno di dieci pezzi (che si vedranno a fine agosto a Venezia!) per un’importante casa di moda Italiana. Qui è stato richiesto un lavoro tradizionale, a martellina, per dei pezzi davvero notevoli. E’ stato un onore per me essere stata chiamata e poter collaborare con queste eccellenze italiane per un’esposizione che si preannuncia essere molto esclusiva.

Infine vorrei dedicarmi a nuovi soggetti originali, sempre avvalendomi del mix intonaci e vetro, componendo con forme e materiali per ottenere risultati vibranti, pezzi per la casa.

 

Vivi tra Venezia e Torino, due grandi città di arte e cultura, ci sono eventi o iniziative che promuovono e sostengono l’artigianato artistico di pregio?

A Venezia, c’è la Glass Week, manifestazione a cui ho partecipato per ben tre edizioni, ma che quest’anno non mi vedrà presente perchè impegnata nello sviluppo di altri progetti. Ma anche Homofaber…insomma le occasioni qui non mancano, anche solo passeggiando per strada.  A Torino c’è Paratissima, che ho visitato e dove ho sempre pensato di propormi, ma purtroppo gli ultimi due anni sono stati un po’ complicati per poter pensare di aderire.

Ho comunque avuto modo di conoscere, soprattutto a Torino, realtà e persone interessanti che mi danno riscontri sulla mia attività e mi spronano a continuare a fare.

Il processo creativo non finisce mai…  E si vedrà!

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Photo credits @ MNM Venezia – Michela Nardin

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