Intervista a Enzo Berti

Il design come scommessa. Un foglio bianco su cui esprimere se stessi misurandosi sempre con qualcosa di nuovo ed inedito.

Classe 1950, originario di Pianiga, piccolo paese della provincia di Venezia, Enzo Berti è un professionista molto apprezzato e produttivo nel mondo del design. Uno spiccato senso estetico ed estro artistico lo fanno emergere fin da giovane nella progettazione dei primi oggetti. Presa coscienza delle possibilità creative del disegno industriale e liberata la fantasia, la sua strada è segnata. Il curriculum di Berti non ha bisogno di commenti: dedizione alla professione e una lunga carriera costellata di successi fanno di lui uno stimato designer. Vanta collaborazioni con moltissime aziende leader, tra cui Artemide, Bauline, La Palma, Torremato, solo per citarne alcune, disegnando arredi, sedute, lampade e svolgendo talvolta anche il ruolo di direttore artistico. All’attivo un Compasso d’oro e una menzione d’onore per l’innovativo concept di un pianoforte. Sì, avete capito bene, un pianoforte!

Ma al di là dei singoli prodotti è la filosofia del design che contraddistingue il lavoro di Enzo Berti. Ovvero la sua innata capacità di sintesi tra forma e funzione e l’intuizione di trovare sempre un nuovo modo di vedere le cose.

Sono felice di cogliere il punto di vista di un designer mio compaesano e di conoscerlo meglio attraverso questa breve intervista.

Dall’Accademia delle Belle Arti a Venezia ai primi progetti di pregevoli gioielli, la tua è una formazione prettamente artistica. Qual è il tuo rapporto con l’arte e l’artigianato?

Non faccio distinzione tra arte artigianato e design. Il confine è sottile, per me è naturale passare dall’uno all’altro. Il mio approccio al disegno è sempre stato quello tipico della scultura, cioè ideare dei pezzi unici che possano essere riprodotti in serie. I miei gioielli, progettazione e realizzazione artigianale si fondevano in un’unica esperienza. Anche oggi infatti arte e design sono molto vicini, ciò che conta è la qualità.

Negli anni 70 la scelta di dedicarti al design industriale, cosa ci racconti di quel periodo?

Non c’è stata una vera e propria scelta, alcune cose sono successe quasi per caso. Appena diciottenne, mentre frequentavo ancora la scuola d’arte, ho vinto un concorso della rivista Abitare per il disegno di un mobile da bambini. Per me è stata l’occasione di misurarmi con qualcosa di diverso. Tutto è nato forse da lì, dalla conferma che un’idea, attraverso il disegno, poteva diventare un nuovo prodotto.

Gli anni 80 poi sono stati il periodo del boom del design, un momento di grandi stimoli. Sono stato tra i soci fondatori di Magis che non è nata da un singolo prodotto, bensì da una filosofia. Quella dei “prodotti provvisori”, trasformabili ed in grado di adattarsi ai cambiamenti della casa, pensiero che ha proiettato l’azienda nel futuro del design.

Coso, libreria modulare impilabile disegnata per Magis.

Cosa rappresenta (e dove sta andando) il design oggi? Credi sia troppo diffuso da aver perso la sua identità?

Oggi non c’è più la stessa voglia di pensare alla funzione, il design è diventato un esercizio di stile, vedo tanta uniformità e poco sforzo. Spesso lo scopo principale è quello di essere in linea con le tendenze del mercato e non c’è più la volontà di mettersi davanti ad un foglio per esprimere sé stessi.

Quale grande maestro della prima generazione del design italiano ti ha maggiormente ispirato e quale designer segui oggi con interesse?

Non c’è un nome in particolare, più che altro sono stato ispirato dall’approccio al progetto di quegli anni. E guardando all’oggi, penso che molti dei miei contemporanei hanno scelto di diventare delle industrie, hanno dei grossi studi e forse hanno perso di vista la missione. Anch’io ho avuto l’occasione di ingrandirmi, perfino di trasferirmi a New York, ma ho preferito rimanere fedele alla mia passione per il disegno, che è quello che mi riesce meglio. Altrimenti avrei dovuto sottrarre energie creative per dedicarmi alle pubbliche relazioni e al marketing. Io non sono un imprenditore, mi sento più che altro un coltivatore diretto della professione.

Il tuo lavoro spazia dalle sedute, alle lampade, ai pezzi unici, perfino al design di un pianoforte. C’è un progetto/prodotto cui sei più affezionato?

Non ho un prodotto preferito, sono molto affezionato alla mia maniera di lavorare. Per me ogni progetto è un’occasione per ripensare e mettere in discussione le cose. Una scommessa.

Ad esempio il pianoforte che ho disegnato per Zanta. E’ stato un lavoro immane, abbiamo dovuto ripensare il percorso delle note, non solo l’estetica ma l’intera meccanica del pianoforte che in tutti questi anni mai nessuno aveva osato toccare. Il risultato è un oggetto che sta avendo un grande successo in tutto il mondo, perché ha un suono completamente diverso.

Smart working e progettazione. Come stanno cambiando le esigenze dei nuovi spazi di lavoro e la funzione dei sistemi di arredo per casa e ufficio?

Ho da poco concluso un’esperienza come direttore artistico per un’azienda di mobili da ufficio e devo dire che già da qualche anno l’architettura degli spazi (e dei mobili di conseguenza) è cambiata lasciando posto alla flessibilità. Non c’è più distinzione tra casa e ufficio, tra negozio e luogo di incontro, è cambiata la maniera di vivere gli spazi quindi anche l’arredamento deve rispondere all’esigenza di avere più funzioni, più scopi.

Nel tuo ultimo progetto hai sperimentato un nuovo materiale: il vetro di Murano. Come dialogano design e artigianato artistico muranese?

In questo progetto ho pensato a una canna di vetro completamente innovativa. Per realizzare la collezione è stata adottata una nuova tecnica di filatura del vetro sviluppata in esclusiva, e regolarmente depositata. Anche questa è stata una scommessa. Il dialogo con i produttori di vetro artistico non è stato facile, ma ho trovato un maestro giovane che ha voluto sperimentare qualcosa di nuovo e originale. Ora la sfida è riuscire a soddisfare le richieste.

Collezione Filati 2020

Sorride di questa cosa Enzo Berti, ancora una volta è riuscito ad immaginare qualcosa che prima non esisteva. E finché si divertirà a stravolgere l’ordinario progettando e disegnando con la sua matita nuove cose, allora il design sarà sempre un foglio bianco da riempire.

 

"Per me ogni progetto è un’occasione per ripensare e mettere in discussione le cose. Una scommessa".

Photo credits: Studio Enzo Berti

In copertina: sedia Leonardo per Bross Italia

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